Tredici morti
La sparatoria nella base della Marina a Washington
La polizia di Washington ha ucciso questa notte in un conflitto a fuoco Aaron Alexis dopo che quest’ultimo aveva aperto il fuoco all’interno del palazzo del vecchio arsenale della marina statunitense, il “Navy Yard”. Il bilancio è di 13 morti e il sindaco di Washington, Vincent Gray, parlando in una conferenza stampa ha detto che “non abbiamo ancora indicazione che ci sia stato un secondo sparatore, anche se ancora non lo escludiamo del tutto”.
17 AGO 20

La polizia di Washington ha ucciso questa notte in un conflitto a fuoco Aaron Alexis dopo che quest’ultimo aveva aperto il fuoco all’interno del palazzo del vecchio arsenale della marina statunitense, il “Navy Yard”. Il bilancio è di 13 morti e il sindaco di Washington, Vincent Gray, parlando in una conferenza stampa ha detto che “non abbiamo ancora indicazione che ci sia stato un secondo sparatore, anche se ancora non lo escludiamo del tutto”.
I testimoni riferiscono di aver sentito esplodere i primi colpi alle 8:20 del mattino e al momento restano ancora ignote le ragioni del gesto. Uno dei feriti ha parlato di una rapidissima sequenza di colpi, dettaglio che fa pensare all’uso di armi automatiche. Alexis, stando a una prima ricostruzione dei fatti, avrebbe fatto il suo ingresso nell’edificio (dove lavorano circa 16 mila persone, per la maggior parte civili e dove, a differenza di altre basi, il numero di uomini armati che normalmente si aggirano per la base è estremamente limitato. Tutti gli impiegati possono accedere mostrando il proprio badge, senza ulteriori controlli) raggiungendo il quarto piano e aprendo il fuoco contro le persone che erano presenti nella caffetteria al piano inferiore. Sulle prime battute si è creduto che gli autori dell’assalto fossero due, un uomo bianco e uno di colore, con indosso delle divise militari, ma con il passare delle ore è emerso invece che era stato il solo Alexis ad aprire il fuoco.
Costantemente aggiornato sull’andamento dei fatti, il Presidente Usa, Barack Obama, ha parlato di “una tragedia, un atto di codardia che ha colpito militari e civili qui. Una violenza che non ci saremmo mai aspettati in casa nostra. Faremo di tutto per fare luce”, ha poi concluso. Intanto a Washington fino a venerdì resteranno a mezz’asta le bandiere degli edifici pubblici.
I testimoni riferiscono di aver sentito esplodere i primi colpi alle 8:20 del mattino e al momento restano ancora ignote le ragioni del gesto. Uno dei feriti ha parlato di una rapidissima sequenza di colpi, dettaglio che fa pensare all’uso di armi automatiche. Alexis, stando a una prima ricostruzione dei fatti, avrebbe fatto il suo ingresso nell’edificio (dove lavorano circa 16 mila persone, per la maggior parte civili e dove, a differenza di altre basi, il numero di uomini armati che normalmente si aggirano per la base è estremamente limitato. Tutti gli impiegati possono accedere mostrando il proprio badge, senza ulteriori controlli) raggiungendo il quarto piano e aprendo il fuoco contro le persone che erano presenti nella caffetteria al piano inferiore. Sulle prime battute si è creduto che gli autori dell’assalto fossero due, un uomo bianco e uno di colore, con indosso delle divise militari, ma con il passare delle ore è emerso invece che era stato il solo Alexis ad aprire il fuoco.
Costantemente aggiornato sull’andamento dei fatti, il Presidente Usa, Barack Obama, ha parlato di “una tragedia, un atto di codardia che ha colpito militari e civili qui. Una violenza che non ci saremmo mai aspettati in casa nostra. Faremo di tutto per fare luce”, ha poi concluso. Intanto a Washington fino a venerdì resteranno a mezz’asta le bandiere degli edifici pubblici.
La strage odierna riporta alla mente quella del 2009 nella base di Fort Hood, in Texas. Il 28 agosto Nidal Hasan è stato condannato a morte per il massacro di 13 persone portato per vendicare i jhiadisti uccisi dall’esercito americano.